Incidente stradale e lavoro di pubblica utilità, ecco come si è espressa la Corte di Cassazione

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La sentenza della Corte di Cassazione, emessa dalla IV° Sezione Penale, n. 34909 del 17/07/2017, con la quale veniva trattato il caso post incidente stradale, offre alcuni spunti di riflessione in merito alla circolazione stradale, che saranno dibattuti nell’edizione POL 2017 – IV Meeting Nazionale Polizia Locale presso il Castello Svevo a Cosenza, giovedì, 12. ottobre 2017, dalle ore 15.30 alle ore 18.30, sessione Codice della Strada, in collaborazione con Fondazione ASAPS,.

Gli spunti emersi nella citata sentenza possono essere così riassunti:
il primo sulla natura del sinistro stradale, nella parte che l’evento infortunistico interrompe la normale circolazione stradale statica e dinamica, creando nel contempo un pericolo alla collettività. Per i giudici la nozione di incidente stradale è da ricomprendersi sia l’urto del veicolo contro un ostacolo, sia la sua fuoriuscita dalla sede stradale; a tal fine, non sono, invece, previsti ne’ i danni alle persone ne’ i danni alle cose, con la conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purché significativa, turbativa del traffico, potenzialmente idonea a determinare danni.
Ecco un inciso della sentenza:

E’ stato precisato, in particolare, che la condizione preclusiva per la sostituzione della
pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità è costituita dall’aver provocato
un incidente inteso come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il
normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla
collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri
veicoli (Sez. 4, n. 47276 del 6/11/2012, Marziano, rv. 253921 che in motivazione
chiarisce che “quando il codice della strada fa riferimento a un “incidente” intenda
riferirsi a qualsiasi tipo di incidente e cioè, secondo il significato letterale del
termine, a qualsiasi avvenimento inatteso che interrompe il normale svolgimento
della circolazione stradale e che proprio per tale ragione è portatore di pericolo per
la collettività. Ciò risulta chiaramente oltre che dagli obblighi di segnalazione che il
regolamento prevede (articolo 356) nel caso di incidente che provochi ingombro della
carreggiata, che prescindono assolutamente da qualsiasi qualificazione dell’incidente nel
senso voluto dal ricorrente, anche dal fatto che allorché’ il legislatore ha ritenuto di
diversificare i comportamenti e le conseguenze collegati a un incidente, ciò ha fatto
espressamente, come ad esempio nell’articolo 189 C.d.S. che stabilisce comportamenti e
sanzioni diverse a secondo delle conseguenze che derivano dall’incidente stesso”).

La seconda riflessione è quella scaturita laddove i giudici sentenziano:” costituisce,
peraltro, ius receptum di questa Corte di legittimità l’affermazione secondo cui qualsiasi
tipologia d’incidente stradale, provocato dal conducente in stato d’ebbrezza alcolica
ovvero dal conducente in stato d’intossicazione da stupefacenti (ed a fortiori dal
conducente che si trovi ad un tempo in stato d’alterazione sia alcolica che da
stupefacenti), impone l’applicazione dell’articolo 186 C.d.S., comma 2 bis e dunque
escluda l’applicabilità della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità,
prevista dall’articolo 186, comma 9 bis, come ben argomentato nella parte che si allega:

In altra pronuncia si esprime identico concetto, allorché’ si chiarisce che ai fini
dell’aggravante di cui all’articolo 186 C.d.S., comma 2 bis, (aggravante dell’aver causato un incidente), nella nozione di incidente stradale sono da ricomprendersi sia
l’urto del veicolo contro un ostacolo, sia la sua fuoriuscita dalla sede stradale; a tal fine,
non sono, invece, previsti ne’ i danni alle persone ne’ i danni alle cose, con la
conseguenza che è sufficiente qualsiasi, purché significativa, turbativa del traffico,
potenzialmente idonea a determinare danni (così sez. 4, n. 42488 del 19.9.2012 rv.
253734, che, in applicazione del principio di cui in massima ha ritenuto immune da
censure la decisione con cui il giudice di appello ha ritenuto lo sbandamento di un auto ed
il conseguente urto contro il guardrail circostanze idonee ad integrare la nozione di
incidente ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 186 C.d.S., comma 2
bis).
4. Va ricordato che questa Corte di legittimità ha precisato anche che, ai fini
dell’operatività del divieto di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il
lavoro di pubblica utilità – previsto dall’articolo 186 C.d.S., comma 9-bis, – è
sufficiente che ricorra la circostanza aggravante di aver provocato un incidente
stradale, essendo, invece, irrilevante che, all’esito del giudizio di comparazione con
circostanza attenuante, essa non influisca sul trattamento sanzionatorio (Sez. 4, n. 13853
del 4/2/2015, Selmi, Rv. 263012).
Il Tribunale di Treviso, nonostante il capo d’imputazione ascriva chiaramente all’imputato
l’aggravante di avere provocato un incidente stradale, ha ratificato un patto proposto dalle
parti che comprendeva la sostituzione ex articolo 186 C.d.S., comma 9 bis, incorrendo,
pertanto, nella denunciata violazione di legge.

I giudici della Corte di Cassazione hanno così deciso che l’errore di diritto, in altri termini,
era insito nel patto, e che la sentenza impugnata debba essere annullata senza rinvio, con
atti al Tribunale di Treviso per l’ulteriore seguito.
* Docente Fondazione ASAPS

Articolo di: Girolamo Simonato

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